La violenza dei videogiochi è storicamente molto presente sin dagli anni ’70, con l’uscita del celebre Death Race risalente al 1976.

Death Race

In seguito first person shooter, action e addirittura molti giochi di guida hanno fatto la loro fortuna grazie ad un uso smodato della violenza, diventando dei casi emblematici in grado di attirare l’attenzione dei media e dei giocatori.

Tra questi possiamo sicuramente citare Chiller, uno tra i titoli più violenti della storia e del quale pubblichiamo solo uno screenshot tutt’altro che esplicito.

Chiller

Cosa porta quindi l’industria ad essere così dipendente dalla violenza? E perché i giocatori la accettano di buon grado?
Abbiamo ripercorso l’evoluzione della violenza all’interno dei videogiochi citando i titoli che abbiamo ritenuto più rappresentativi.

Abbiamo quindi cercato di approfondire il discorso, ragionando sugli spunti forniti da due articoli comparsi sulle più note e rinomate testate cartacee di settore: Edge e Games.

Ecco i link agli articoli, nelle loro versioni online:

 

Intermezzi musicali:

  • Il tema principale di Manhunt (5:13)
  • Demanufacture, brano dei Fear Factory presente nell’omonimo album del 1995, utilizzato anche nella versione strumentale per la colonna sonora di Carmageddon (18:35)
  • Il brano più importante composto da Gustavo Santaolalla per The Last of Us (27:31)
  • Make it Bun Dem, di Skrillex e Damian Jr. Gong Marley, da Far Cry 3 (45:28)
  • 1983 … (A Merman I Should Turn To Be) di Jimi Hendrix, da Spec Ops: The Line (53:40)
  • Reaching Roth, brano composto da Jason Graves per la colonna sonora del più recente episodio della serie Tomb Raider (1:11:41)
  • Il pezzo che introduce Silent Hill Downpour, composto da Daniel Licht (1:33:13)