il_viaggio_la_fine_linizio

Suonerà impensabile ai più, eppure a Gaming Effect, un podcast che parla di videogiochi in maniera allegra e tutto sommato spensierata, personalmente lego due importanti persone della mia vita, che non ci sono più.

La prima è il mio papà, scomparso appena due mesi prima della nascita del podcast. Forse fino ad oggi era il solo Alessandro a sapere che per me Gaming Effect è stata una importante valvola di sfogo per quella che allora fu la prima importante perdita nella mia vita e che ancora oggi, a tratti, ne influenza una parte.

La seconda è colui che, in età adulta, è stato indubbiamente il mio migliore amico, la persona che ha custodito le chiavi di tutti i miei piccoli grandi segreti, che più di tutti mi ha aiutato all’inizio del mio percorso di crescita verso la consapevolezza di essere una persona unica ed importante. Ci ha lasciati poco prima di compiere quarant’anni e poco prima che fosse finalmente pubblicato Dishonored, che non vedeva l’ora di giocare. Adorava Gaming Effect.
Nel quinto episodio, tra le interviste fatte ad alcune persone, c’è anche la voce di Riccardo, particolare che mi lega in maniera forte a quello che fu un riuscitissimo episodio sperimentale, che purtroppo non abbiamo avuto più la voglia di ripetere.

Oggi gli episodi sono trentasette, anzi in realtà trentotto. Quando iniziò il viaggio di Gaming Effect credo che ne io ne Ale ci aspettassimo di continuare per così tanto tempo.E nonostante siano passati più di 5 anni dal lontano Giugno del 2009, resta ancora molto vivo il ricordo della registrazione dell’episodio zero, di un impacciato duo formato da me ed Alessandro.Erano le prove di quello che sarebbe poi diventato Gaming Effect, che allora non aveva ancora un nome e che, nel panorama italiano, si sarebbe scontrato (per modo di dire) con un mostro sacro come Ringcast.

L’idea era quella di fare qualcosa di meno scanzonato rispetto a quanto ascoltavamo in quel periodo, tendenza che ci ha portati gradualmente ad avere un approccio piuttosto professionale nella preparazione di ogni episodio: registrazione, scelta dei temi da trattare ed in generale tutta la direzione editoriale sono divenuti soggetti ad un meticoloso lavoro.

Ma fu con l’arrivo di Alberto prima e Gianluca poi che il viaggio di Gaming Effect imboccò la giusta direzione riuscendo guadagnarsi i meritati ascolti, in relazione al tanto lavoro che si nascondeva dietro ogni episodio.
Via via si è formata una bella squadra, e soprattutto nata una buona amicizia seppur essenzialmente circoscritta al podcast stesso che, fatti salvi i primi episodi, è sempre stato registrato dal vivo, e quasi sempre a casa mia.

Sapete quando l’idea di registrare dal vivo ha cominciato a prendere corpo? Personalmente credo che tutto risalga al secondo episodio, che fu registrato via Skype, come il primo (di cui Ale continuava a lamentar la qualità audio), ma “qualcuno” ebbe la brillante intuizione di registrare guardandoci in webcam. All’inizio mi sembrò un’idea stupida, ma poi pensai che potesse aiutare la conversazione a divenire più naturale, visto che eravamo ancora piuttosto ingessati.

Il risultato fu un disastro. L’audio, probabilmente a causa dell’occupazione di banda del video, o forse per motivi contingenti, risultò pessimo. Fu necessario registrare nuovamente l’episodio con ulteriore perdita di naturalezza..

Poi vi fu il terzo episodio, di cui qualche ascoltatore lamentava la mia voce ovattata in contrasto con quella nitida di Alessandro. E poi la svolta.
Il quarto episodio fu il primo registrato dal vivo a casa di Ale con Alberto Ziello come ospite d’eccezione per aiutarci a parlare di Assassin’s Creed, ed un pubblico nella persona di Gianluca Leggio che fremeva per poter dire la sua, e Francesca che fin dall’inizio presta amorevolmente la sua voce all’introduzione di ogni episodio.

La qualità tecnica finale fu talmente buona che ci convincemmo che quella sarebbe stata la strada da percorrere. Alberto apprezzò l’esperienza, Gianluca non vedeva l’ora di poter provare e, dal quinto episodio in poi, quello del Dicembre 2009, Gaming Effect ebbe finalmente la sua forma definitiva.

La corrente di vento fu finalmente imboccata. Qualcuno ci scriveva addirittura che un episodio al mese fosse troppo poco e gli apprezzamenti si sprecavano.
Ma già un episodio al mese era un ritmo che non eravamo in grado di sostenere realisticamente. Ogni episodio diventava sempre più oggetto di approfondimenti che portavano via tanto tempo per essere preparati. Poi gli impegni personali, dopo il primo periodo di grande partecipazione e naturale euforia, riprendevano lentalmente il sopravvento.

Tuttavia fino alla fine del 2012 riuscimmo a mantenere una buonissima media di circa due episodi a trimestre.

Già il 2013 è stato un anno che ha visto una parabola piuttosto discendente, con appena sei episodi.
Ho più volte pensato che Gaming Effect necessitasse di una sosta ai box per ricominciare. Finanche un ritorno alle origini un po’ sperimentali, a mio avviso colpevolmente messe da parte, per ritrovare il vigore e l’euforia fisiologicamente perdutasi col tempo.

In questa direzione andavano alcuni degli incontri/riunioni già a metà del 2013, per decidere del futuro del postcast.

Intanto era in me evidente che quella che all’inizio era solo distrazione e fastidio, dovuti ad alcuni piccoli ed inevitabili dissapori, divenire forte disagio.

Avevo più volte pensato ad un coming out a sorpresa durante la registrazione, qualcosa di totalmente inaspettato con effetti speciali inclusi del tipo “questo è il mio ultimo episodio miei cari, devo tornare su ur-ano, il mio pianeta d’origine, e questa non è la mia vera voce” e poi ancora con la voce di una suadente trans peruviana “adiòs, no ve dementicaré nunca! click tu tu tu”.

Ma poi la cena e la registrazione in compagnia dell’allegra combriccola mi ripagava di quanto sentivo mancasse nell’ingranaggio da ormai troppo tempo.

E così, dopo un 2014 che ha visto l’uscita di appena tre episodi (o forse quattro, chissà), con un investimento in termini di impiego del tempo (ma non dell’impegno puntuale) molto sotto la media rispetto agl’anni passati, credo sia venuto per me il tempo di scendere dalla barca lasciare a chi ha più voglia e motivazioni il compito di ridare a Gaming Effect il vigore dei suoi primi anni.

Sentirò un sacco la mancaza dei fuorionda tra la registrazione di un pezzo e l’altro, che di tanto in tanto portavano a discussioni potenzialmente più interessanti dell’episodio stesso.
Ma sentirò soprattutto la mancanza delle risate trattenute a forza (in particolare tra me e Gianluca, due veri campioni di idiozia, e ne avrei di aneddoti) mentre lo sguardo severo di Alessandro, vero timoniere fuori e dentro ogni episodio, si posava su di noi.

Sia chiaro, continuerò a sentire mio Gaming Effect, intanto perché mi ha legato a tre ragazzacci a cui non puoi non voler bene, ma anche perché mi ha messo personalmente in contatto con davvero tante persone che mi hanno scritto le peggio cose (anche in senso positivo, s’intende).

Ed è in particolare a loro, ed anche a mio fratello e quasi-fratello, che ci hanno sempre seguiti, che sentivo fossero dovute due parole (divenute poi duecentodue) per chiarire questa mia decisione presa a valle di mesi di mille ripensamenti ed aiutata da alcuni recenti avvenimenti più o meno interessanti ma di certo determinanti.

Insomma il mio viaggio con Gaming Effect si conclude qui, ma non termina quello del podcast che anzi, andrà certamente avanti più forte di prima!!!

Per ora, durante una piccola sosta, pianificherò il mio nuovo viaggio perché, se è vero che tutto ha una fine, c’è sempre anche un nuovo inizio.

Un arrivederci dunque, ma soprattutto un enorme grazie a tutti.

Luigi
luigicatuogno @ twitter

P.S. Un piccola chicca: la prima bellissima sigla di Gaming Effect, comincia con delle risate. Siamo io ed Ale e provengono dall’episodio zero, mai pubblicato.
Per me, quelle risate, sono state il cuore pulsante di ogni episodio.