02.set.2010 Saremo una grande famiglia

Fu una brevissima avventura quella avuta con Fifa08. Non c’era feeling tra noi, parlavamo un linguaggio troppo diverso. Mi ero fatto convincere da alcuni amici, ma non sopportavo l’idea di lasciare PES. Avevamo passato troppi anni assieme. PES per me restava ancora sexy nonostante in dieci anni fosse piuttosto invecchiato.
“Gli anni passano per tutti, in fondo anche tu sei ingrassato” mi diceva.
Il nostro rapporto non era più come gli anni passati, ma c’era ancora tutto l’affetto residuo di una grande storia d’amore. Sopportavo a mala pena quei suoi modi altezzosi e supponenti tipici di chi crede di essere il migliore. Il fatto che facesse sempre meno per tenermi dalla sua parte mi faceva sentire come fosse lui ad abbandonare me, lentamente.
Un pomeriggio avevo voglia di avventura e svago ed andai da un GiocofermoCafé, tipico luogo d’incontri tra videogiochi e videogiocatori.
Fu li che incontrai per la prima volta Fifa09. Ci guardammo per interminabili minuti.
Dietro quell’aspetto fiero, nascondeva una grande tristezza. Si sentiva usato, abbandonato da qualcuno che non l’aveva apprezzato. Era Solo. Fu questo che accese la luce del mio interesse. Entrambi ci sentivamo in saldo.
Decisi d’invitarlo a casa per un caffè e quattro chiacchiere. Passammo svariate ore a cercare di capirci. Un po’ a gesti, un po’ con parole a caso, finchè non scattò la scintilla. Una bomba scagliata da ventisette metri nel sette dopo un’azione voluta e costruita. Fu passione.
Tuttavia, per quanto fosse solo sesso, il senso di colpa nei confronti di PES mi logorava.
Di tanto in tanto, ma sempre più raramente, tornavo a dare qualche carezza a PES sussurrandogli “non ti lascerò mai”. Ma entrambi sapevamo che qualcosa tra noi si era rotto. Lui col suo atteggiamento di superiorità non cambiava mai. Nemmeno l’umiltà di mettersi in discussione.
Ci lasciammo pochi mesi dopo che Fifa era entrato a far parte della mia vita.
Intanto con Fifa continuava la nostra storia di sesso, ma mancava qualcosa di più profondo. C’era affetto, senza dubbio, ma non quel qualcosa che potesse farmi innamorare come lo ero una volta di PES. Fummo pazienti, fors’anche incuranti. Vivevamo alla giornata. Ma Fifa, ormai più vecchio di un anno, col 10 sulle spalle, era maturato e più sicuro di se. Aveva modi più raffinati ed aveva curato molta di quella sufficienza del suo carattere. Sbocciò l’amore.
PES intanto tornò a farmi visita, “un tuo amico mi ha detto di passare a salutarti” mi disse.
Anche lui invecchiato di un anno. Cercava di nasconderlo sotto un trucco impacciato.
“Sono cambiato sai…” mi disse sperando forse di riaccendere tra noi quello che c’era una volta.
Non ci cascai che per pochi minuti. Non fummo onesti però. Ci salutammo in maniera cordiale
“alla prossima, stammi bene mi raccomando, salutami i tuoi”.
Aveva il retrogusto di un addio. Vivevo l’acuta sensazione che non ci saremmo più visti.
Tornai da Fifa confuso ed un po’ triste. Mi abbracciò forte sussurrandomi “Mi fai desiderare di essere un videogioco migliore”. Dopo svariati mesi senza separarci mai, raggiungendo tanti obiettivi assieme, mi disse che aveva bisogno di partire. Lo fece in maniera brusca con un bigliettino: “tornerò tra qualche mese ho bisogno di riflettere e lavorare su me stesso, mi raccomando non dimenticarti di me. A proposito, se puoi, arriva mio cugino dal Sud Africa, abbi cura di lui”.
Compresi le sue ragioni sicuro che si saremmo riabbracciati presto.

Andai a prendere il cugino di Fifa all’aeroporto Saturno. Era li in bella mostra ad aspettarmi. Abbronzatissimo e sicuro di se, si avvicinò dicendomi “Ciao, io sono Mondiali, mi sa che passeremo una bella estate assieme”. Quell’occhiolino che accompagnò la sua frase mi provocò un sussulto.
Fu uno spasso con Mondiali. Pur sapendo che sarebbe durata pochi mesi, eravamo in perfetta sintonia. Una cultura un po’ superficiale ma gran temperamento. Ora che è tornato in Sud Africa, comincio a sentire la mancanza del mio amore. So che sta lavorando sodo su se stesso.
Ci siamo visti a Colonia qualche settimana fa ad una festa. Lui era li che lavorava come intrattenitore, e tra noi c’è stato un abbraccio lungo un’ora. Mi ha mostrato alcune cose fantastiche facendomele appena assaporare per poi congedarmi sussurrandomi “ci vediamo ad ottobre, non vedo l’ora”!
Alla festa c’era anche PES. L’ho guardato prima da lontano sperando non mi notasse. Ero titubante. Anche lui lavorava sodo come intrattenitore. Ma mi sono fatto coraggio e l’ho salutato. Sembrava timido. Dopo i primi cinque minuti mi ha raccontato di come in tutto questo tempo aveva cercato di elaborare il lutto del vecchio se stesso per cambiare radicalmente. Magari anche cercando con umiltà di ispirarsi a chi gli aveva tolto il posto dal mio cuore. Sembrava davvero che avesse cominciato una seconda giovinezza per quanto fosse irriconoscibilmente fresco.
“Posso passare a farti visita in autunno?” mi ha chiesto, tra l’insicurezza e l’imbarazzo di entrambi.
“Si ti prego” gli ho risposto senza indugio “Sai che vivo con Fifa, ma per te c’è sempre posto”.
“Saremo una grande famiglia, vedrai” ha replicato sorridente.
